La scienza evolve, la teologia medievale... - Credenti Senza Frontiere

Vai ai contenuti
MAYDAY MAYDAY… QUI PIANETA TERRA!
La CREAZIONE
e il senso della vita
(parte ottava - 2)
 
La scienza evolve, la teologia medievale declina
Ai suoi inizi la sedicente scienza aveva veramente poco di scientifico, ma con il tempo è divenuta di più in più intuitiva e si divide in “scienza umanistica”, che mette al centro i bisogni dell’uomo e in “scienza speculativa” che dà la priorità agli interessi politici, militari, economici, ecc
 
Appare quindi opportuno, a nostro avviso, interpellare, sempre con discernimento, insieme al “Big Book” (dove è preannunciato che negli ultimi tempi “la conoscenza sarà accresciuta”) anche il decorso della “ricerca scientifica” per giungere a interpretazioni credibili, facendoci carico dell’esperienza deleteria fatta dai teologi del loro tempo sulla questione di Galileo Galilei...
Galileo Galilei al telescopio
...il quale essendo scienziato e insieme credente, ne sapeva più di tutti loro quanto al pianeta Terra (ma egli, per questo, rischiò il rogo per aver scoperto che la Terra è rotonda, fu condannato dall’Autorità ecclesiastica agli arresti domiciliari a vita e gli fu chiesto di ritrattare).
 
Credere ciecamente ad interpretazioni erronee del Big Book è piuttosto popolare. I teologi di allora, a causa della loro “accurata ristrettezza”, sono stati, col tempo, appunto “disarcionati” dal loro “cavallo di battaglia”, dall’effetto destabilizzante della presunzione e dell’ arroganzaCome fidarsi dunque delle loro “interpretazioni” in generale, riguardo a dottrine e dogmi che ci pervengono dal medesimo periodo e che sono ancora divulgati senza indugio nel mondo attuale, ma decisamente a sbalzo?  Il solo modo per non essere coinvolti: revisioni sistematiche ricorrenti un po’ nella linea dei Concili... e regolari potature della vigna...
 
Due cavalli, due velocità
La scienza attribuisce “all’evoluzione” dell’universo, della terra e di tutte le specie, tempi di inaudita lunghezza… (migliaia, milioni, miliardi di anni, grazie alle ricerche effettuate con il  "carbon 14") mentre, nell’altro versante, certi teologi della linea creazionista si avvalgono di soli esigui 6 giorni entro i quali sarebbe stato creato tutto, un divario che rischia di rimanere irreversibile, se si punta dunque su una interpretazione puramente letterale. Non sono pochi i credenti che, come noi, invece non considerano, in questo caso specifico, l’interpretazione letterale come valida, ciò nonostante non c’è ancora una interpretazione di ricambio ben definita, per cui è da considerare la ricerca aperta!
 
La scienza pone per base (come risaputo) un Big Bang, seguito da una continua espansione e da una progressiva evoluzione delle specie le cui mutazioni sono influenzate dal “caso” e dalla “necessità”, a partire da un evento di vita unicellulare.
Big Bang, che esplosione!
È interessante notare come un evento del genere si presenta, guarda caso, ogni volta che un essere vivente viene concepito: nel primo gruppo di cellule non c’è nessun abbozzo né di testa né di arti né di organi che appariranno soltanto dopo, ma c’è soltanto l’indizio di un intervento intelligente:
il DNA, un po’ come una tastiera di pianoforte che viene toccata da un “gene” solo su alcuni tasti che trasportano i caratteri di una data razza e che pervengono dai due genitori per realizzare ogni nuovo essere vivente a loro immagine.
 
Di tutta evidenza, il primo evento di vita unicellulare, stando alle aspettative del creazionismo, avrebbe dovuto anch’esso contenere il DNA all’interno dei cromosomi che presiedono alla diversificazione delle razze e che nell’uomo sono 46 (suddivisi in 23 coppie, di cui una coppia determina il sesso maschile o femminile) e difatti eventi di vita unicellulari contengono già il DNA, una constatazione che dispiace alla scienza in quanto allontana sempre più l’idea che la natura sia nata senza una programmazione.
 
Credere che a un’ameba o a un batterio possa essere attribuito il diritto di autore, e magari il premio Nobel, del primo DNA, che implica un’altissimo livello di tecnologia che sorpassa di gran lunga le capacità di un’ameba e di un batterio... è piuttosto popolare!
 
Un evoluzionismo alla ricerca di conferme
Dagli anni 40 ha cominciato a vacillare, causa scienziati che hanno osato mettere in dubbio i dogmi del “darwinismo”, data la grande stabilità e persistenza delle specie, la mancanza di documentazione paleontologica e cioè l’inesistenza di forme intermediarie di transizione. I reperti fossili ritrovati sono in tutto circa 100.000 (considerati sufficienti per avere le idee chiare sul passato) eppure quelli che possono essere usati per azzeccare l’evoluzionismo possono stare su un tavolo da ping-pong il che vuol dire che tutti gli altri reperti possono essere presi a sostegno del creazionismo...
le variatissime razze di cani
...mancano però le forme intermediarie di transizione, a parte quelle mutazioni strabilianti dovute alla capacità di adattamento che si riscontrano anche nel creazionismo, ma sempre solo all’interno di ciascuna razza, forme di evoluzione dunque che non pregiudicano la credibilità del creazionismo.
Torna ai contenuti